Il TFA e gli HFO: è veramente un problema?

Vediamo cosa ci dice la scienza.

Qualche anno fa, alcune organizzazioni decisamente inneggianti all’uso massivo di refrigeranti "cosiddetti naturali" come R717-NH3 (prodotta da processo industriale), R744-CO2 (di sintesi), R290 (da distillazione idrocarburi), hanno diffuso interpretazioni talvolta allarmanti sul potenziale inquinamento generato dalla degradazione di HFO 1234yf verso il TFA (acido trifluoroacetico), dopo il rilascio in atmosfera. Un po’ in tutto il mondo sono state fatte ricerche scientifiche e sperimentali, per poi trarre conclusioni che possono essere interpretate come davvero distensive verso questo (falso) problema.

Una delle conclusioni più severe è stata quella maturata dalla "verdissima" Norvegia, il più grande produttore di idrocarburi in Europa, con un fondo sovrano estremamente capiente grazie alle estrazioni fossili, che ha pubblicato un’analisi di circa 360 pagine, dove nella sezione "TFA" si può leggere: "Il contributo stimato del TFA agli oceani derivante dall'uso continuato di HCFC, HFC e HFO fino al 2050 è stato stimato divenire una piccola frazione, 15,3 ng a.e./L, (7,5%) del TFA presente all'inizio del millennio (EEAP UNEP, 2015). È stato anche suggerito che l'acidità aggiuntiva nelle precipitazioni derivante dall'ossidazione atmosferica delle HFO sarà trascurabile (Wallington et al, 2014). Le prove raccolte dall'esame della letteratura e dalla consultazione di due esperti accademici suggeriscono che le concentrazioni attuali e stimate di TFA e dei suoi sali nell'ambiente derivanti dalla degradazione degli HCFC, Gli HFC e gli HFO presenti nell'atmosfera non presentano rischi per l'ambiente. Tuttavia, a causa della natura persistente del TFA, le concentrazioni continuano ad aumentare nei pozzi terminali. È stato suggerito che un maggiore monitoraggio di questi siti terminali è necessario per sviluppare una maggiore comprensione dell'effetto che l'aumento delle concentrazioni di TFA può avere sull'ambiente."

Il TFA (Acido trifluoroacetico) è un “fluido naturale”. Viene perlopiù generato nelle profondità degli oceani (il 95 % del totale esistente). Il “vecchio” HFC R134A ha contribuito e ancora contribuisce al TFA per una quota parte davvero minima.

L’HFO 1234yf, al 2050, contribuirà per lo 0,04 % del TFA naturalmente prodotto dal pianeta. Gli altri 2 HFO noti, l'1234ze e l'1233zd generano, degradando, quantità prossime a zero di questo sottoprodotto. Per questa ragione l'impatto ambientale si può ritenere nullo.

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